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Noi siamo del Sud

Di Nicoletta Picchio

Gli abiti firmati di Pettoranello nel Molise, il polo tecnologico, i “nipotini” di Natuzzi nella Murgia pugliese, sono solo alcuni degli esempi di “risorse misconosciute” del Mezzogiorno che non vive di assistenza e si misura quotidianamente con le regole della concorrenza globale. Le due autrici si propongono di descrivere territori e personaggi intrecciando le case-history con le performance economiche e i problemi di crescita di questi poli produttivi.

Prefazione di Giorgio Fossa

Leggere il racconto di uomini e aziende del Sud che produce, per un imprenditore ha sempre un forte valore liberatorio, quasi di riconciliazione. Conforta constatare che la questione pro duttiva meridionale ha già una sua prima, positiva composizione, anche se in ambiti territoriali ristretti e ben definiti, e pur tra mille difficoltà di ambiente esterno all’impresa.

Anzi, forse, fa qualcosa di più. Accredita l’aspettativa di un reale riequilibrio economico, all’interno del Paese, in modo molto più incisivo di quanto possano fare vecchi e nuovi manifesti meridionalistici. Trasmette, cioè, la percezione immediata di uno spaccato produttivo illuminante perché rivela nomi e cognomi di una squadra di capitani di impresa che il Mezzogiorno «non assistito» può già oggi schierare in campo. Una squadra agguerrita, composta di diverse marcate personalità, ma che si prepara tutta assieme ad affrontare e – si spera – ad attraversare indenne i terreni malfermi e scivolosi sui quali si dovranno verificare la capacità di costruire e di produrre occupazione vera.

Il merito di questo lavoro è, in primo luogo, quello di guidarti, con un’esposizione narrativa vivace e piena di particolari inediti, in un viaggio a tratti sorprendente tra i luoghi e le fabbriche di un Mezzogiorno «piccolo ma globale», che di mostra, nei fatti, come le due Italie possano, a volte, essere più vicine di quanto spesso si immagini.

E il dato di fatto che simili «positive vicinanze» si esprimano sul versante produttivo, abbiano cioè la loro comune matrice in quei cromosomi di impresa che sono alla base delle fortune del capitalismo familiare italiano, fanno giustizia di tanti luoghi comuni che tendono, talvolta, a descrivere le regioni meridionali come un «deserto di imprenditorialità».

L’intreccio di storie di impresa e di territori, raccolte in questo volume, aiuta a conoscere, parafrasando uno studio governativo recente, i «cento, mille volti» del Mezzogiorno de linea uno scenario competitivo in cui l’azienda meridionale sconta, è vero, pesanti ritardi infrastrutturali e un significativo deficit in termini di sicurezza (e ciò rappresenta di per sé un atto di accusa per tutto il Paese), ma è riuscita comunque (e per questo merita apprezzamento doppio) a ritagliarsi una sua strada nella sfida globale. Al punto da concorrere – in misura significativa anche se ovviamente modesta rispetto alla popolazione e alle sue potenzialità – ai volumi dell’attivo della bi lancia commerciale italiana.

Investire sulle aree di eccellenza del Mezzogiorno coagulando energie imprenditoriali interne ed estere.
Rimuovere o, per lo meno, ridurre il carico di diseconomie infrastrutturali che pesa su queste imprese impegnando capi tali e risorse adeguate.
Dare segnali forti, operativi, sul versante delicatissimo della sicurezza, bandendo la pratica delle denunce generiche e dei vuoti proclami che, anziché risolvere, finisce per amplificare i problemi e moltiplicarne gli effetti negativi.
Assicurare un quadro di convenienze fiscali di cui tutto il sistema produttivo italiano, a partire da quello meridionale, ha assolutamente bisogno.

Recuperare una politica generale di maggiore flessibilità in termini di costo e di mercato del lavoro aggredendo lo spinoso capitolo del «sommerso» senza soluzioni di compromesso e accompagnando il provvedimento di sanatoria con un dise gno trasparente, predeterminato e graduale di rientro nella cosiddetta normalità per chi decide di emergere.

Porre le condizioni perché si possano assumere, allo stesso tempo, comportamenti coerenti con queste linee di fondo rap presenta, da sempre, uno dei capisaldi dell’azione di Confin dustria in materia di riequilibrio e di crescita competitiva com plessiva dell’azienda Italia.

Le «testimonianze» produttive raccolte dalle due autrici, il disegno problematico ma costruttivo che emerge dalla descri zione dei territori, ci consegnano una corrente responsabile di fiducia ma, proprio per questo, ci spingono a intensificare l’a zione propositiva e, soprattutto, la vigilanza stretta sulla trincea del fare.

In quel serbatoio delicatissimo di disoccupazione e di «risorse nascoste», che è il nostro Mezzogiorno, si misurerà concretamente la capacità del sistema Paese di sfruttare l’occasione europea e si potrà così dimostrare che la nuova Europa non si esaurisce in un mero disegno monetario. Una «straordinaria opportunità» che sarebbe gravissimo, per tutti, non riuscire a cogliere.