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L’Italia che conta.
Regione per regione, gli interessi e le passioni dei protagonisti dell’economia italiana

Di Nicoletta Picchio

Dal Nord al Sud la provincia italiana è ricca di storie d’azienda che si incrociano con lo sviluppo del territorio: imprenditori più o meno giovani che non solo hanno creato industrie e marchi di successo, ma hanno contribuito a far crescere un indotto locale, a creare servizi e formazione. Nicoletta Picchio racconta imprese che hanno radici antiche e profonde nella nostra storia e imprese nate da poco ma già di successo. E dello stesso “successo” rivela connotazioni che vanno al di là dei fatturati e degli utili per investire il senso più vero di fare impresa: la responsabilità dell’innovazione, della ricerca, del rapporto con il mercato della costruzione della valenza sociale dell’impresa stessa.

Prefazione di Antonio Marzano

Il libro di Nicoletta Picchio, L’Italia che conta, ci presenta una ventina di pregevoli affreschi dedicati alle storie, agli interessi e alle passioni di imprenditori “eccellenti” del nostro Paese. Una ventina di storie che fanno onore alla grande famiglia italiana di imprenditori piccoli e medi su cui si fonda sempre più il nostro sistema produttivo. Uno spaccato fortemente innervato con le realtà regionali e con le specifiche vocazioni economiche loca li, con la presenza dei vari settori produttivi che caratterizzano il modello di specializzazione italiano. Storie di imprenditori del sistema della moda, della lavorazione dell’oro, delle piastrelle, del l’acciaio, delle macchine utensili, dei settori dell’alta tecnologia come l’informatica e le biotecnologie. Senza tralasciare figure molto significative nei settori dell’agroindustria e del turismo.

Le storie proposte ci fanno capire che nel caso italiano è soprattutto l’imprenditore a fare l’impresa e non viceversa, con la sua cultura, le sue passioni e la voglia di far crescere l’azienda in mercati sempre più vasti. Ma l’autrice ci mostra anche che l’im prenditore “eccellente” non vive isolato: sa cooperare con altre imprese sul territorio e in ambiti più vasti per accrescere i punti di forza dell’impresa e ridurre quelli di debolezza. Si tratta di un punto qualificante del lavoro di Nicoletta Picchio, con frequenti riferimenti soprattutto ai distretti industriali come modello organizzativo di successo del sistema produttivo italiano.

Il libro offre importanti stimoli sul futuro del nostro sistema industriale alla luce delle temibili sfide della globalizzazione, del la crescente concorrenza a livello mondiale e della competitività.

I dati relativi ai Paesi industriali negli ultimi decenni mettono in evidenza estesi processi di downsizing, con una caduta tendenziale del grado di integrazione verticale delle imprese. Il fenomeno appare particolarmente accentuato nel caso italiano, caratterizzato da una fortissima presenza di imprese piccole e me die, per cause connesse alla struttura del modello di specializzazione, al livello e alla struttura dei costi di produzione, a fattori normativi e istituzionali.

Il sistema diventa in questo modo sempre più complesso e variegato, con un ruolo crescente delle relazioni di mercato rispetto a quelle gerarchiche, tipiche della grande dimensione e degli agglomerati di imprese.

Anche le forme organizzative come i distretti industriali, i gruppi e i consorzi influenzano il concetto di dimensione media e la loro considerazione pone sotto una luce diversa la “questione dimensionale”. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono svolgere un ruolo fondamentale nell’efficienza di queste forme, dando un’immagine meno frammentata del sistema produttivo. Da questo punto di vista, non sono più i dipendenti o il fatturato delle singole imprese a determinare la dimensione, ma la rete di relazioni e integrazioni che riescono a realizzare grazie all’efficace applicazione delle nuove tecnologie.

La demografia delle imprese è molto vivace nel nostro Paese, con alti tassi di natalità e mortalità. Un fenomeno che riguarda negli ultimi anni soprattutto il Mezzogiorno, con tassi di natalità decisamente superiori a quelli delle aree di più antica industrializzazione. Un fenomeno che non riguarda solo i settori tradizionali, ma anche quelli ad alta tecnologia e, soprattutto, il mondo dei servizi legati alla produzione.

Quando i tassi di crescita dell’economia sono bassi, come ac cade da qualche tempo nel nostro Paese, ma non solo nel nostro, diventa necessario analizzare in profondità i fenomeni della demografia delle imprese, come viene fatto in questo libro, per capi re come questi si intreccino con quelli dello sviluppo economico. Tassi di natalità delle imprese significativamente superiori alla crescita del reddito nazionale per periodi sufficientemente lunghi devono per forza incidere sulla struttura produttiva e sul modello di specializzazione del Paese. Entra così in gioco la modifica del peso dei diversi settori produttivi con le rispettive dinami che di sviluppo e di presenza sui mercati. Tutto ciò determina un diverso tasso di crescita di lungo periodo del sistema economico. La dinamica dei settori produttivi diventa in questa logica estremamente importante: ne nascono di nuovi altri perdono peso o finiscono addirittura per sparire. La demografia delle imprese si intreccia fortemente con fenomeni della dinamica settoriale della crescita, sotto la spinta del progresso tecnico della concorrenza.

Emerge da tutto questo il ruolo dell’imprenditore come agente primario dello sviluppo, non solo economico ma anche sociale e morale, come illustrano casi presentati. Ci sono naturalmente anche i rischi, connessi soprattutto al ricambio generazionale, come mostra l’esperienza dei vari Paesi che hanno adottato incentivi di varia natura per superare questo problema, che colpisce soprattutto sistemi caratterizzati da una larghissima presenza di piccole e medie imprese. problemi della riallocazione della proprietà e del controllo delle imprese intrecciano nuovamente con quelli dello sviluppo, facendo sorgere necessità dotar si di efficaci meccanismi di natura giuridica, regolamentare, economica e finanziaria. il sistema finanziario potrebbe avere in quest’area grandi possibilità di crescita, con l’offerta servizi ad alto valore aggiunto, divenendo un fondamentale agente dello sviluppo.