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Indice

Prefazione
Giorgio Barba Navaretti, p. 9
capitolo 1
La bella addormentata nel fosco, “ 13
capitolo 2
MiToGeno e Robusta Taurinorum, “ 35
capitolo 3
Vista Mediterraneo con cantieri, “ 49
capitolo 4
I retroporti e le terre di mezzo, “ 57
capitolo 5
Bonjour, Alp-Med à l’appareil , “ 67
capitolo 6
Houston, abbiamo una opportunità, “ 81
capitolo 7
Food e tessile, trame di relazioni, “ 103
capitolo 8
I visionari dell’energia, “ 109
capitolo 9
La carta della impact economy, “ 127
capitolo 10
Grande finanza e grandi patrimoni, “ 139
capitolo 11
Un’agorà sul futuro, p. 155
capitolo 12
Contro il giorno della marmotta,“ 185
Ringraziamenti, “ 203
Note, “ 205
Indice dei nomi, “ 207
Indice degli enti e delle imprese, “ 211
Bibliografia, “ 219

Progetto Nord-Ovest Milano, Torino, Genova e il futuro dell’industria italiana

Di

RASSEGNA STAMPA

C’è una fotografia che può aiutarci a capire su che cosa ragionare e come. Arriva dallo spazio, l’hanno scattata i satelliti americani della Nasa. È l’Ita- lia notturna, con un flusso di luci che rappresentano con suggestiva vivacità la vita operosa che si muove dalle rive del Mediterraneo al continente. Le scie, da Genova, portano subito nell’entroterra e si diffondono nella pia- nura piemontese circondata dall’arco alpino. Colpisce la concentrazione di pixel luminosi che vanno verso Milano, la Lombardia e il Nord-Est, men- tre, più a sud, raggiungono l’Emilia-Romagna. Sembra di guardare con gli occhi veloci di un drone.

Prefazione di Giorgio Barba Navaretti

Più che un progetto questo libro è una lunga passeggiata piena di ottimismo e speranze, a volte un po’ scoraggiata, nel Nord-Ovest italiano con al centro Torino e il Piemonte. Antonioli mette sulla carta il suo grande patrimonio di conoscenze e di rapporti costruiti nella lunga carriera di osservatore, cronista e commentatore di questo territorio per tracciarne la mappa delle moltissime attività e iniziative.
Progetto Nord-Ovest è un bel titolo che riflette una strategia inevitabile per questo pezzo d’Italia. Il futuro del vecchio triangolo industriale in un’epoca di smart working, digitalizzazione, e trasporti sempre più rapidi viaggia su un filo sottile che può portare in due direzioni opposte. Una di sempre maggiore integrazione e complementarità tra Milano, Torino e Genova, fondata su tre poli, sulle specializzazioni e i vantaggi comparati delle tre città. Un’altra, invece, di accelerazione delle forze centrifughe verso il polo dominante e in crescita di Milano, in grado di agglomerare sempre più attività economiche, persone e ricchezza, mentre Torino e Genova continuano nel loro triste e lento passo di declino relativo.
In quale direzione si riuscirà ad andare non è chiaro. Certo, perché la prima davvero si possa consolidare ci vuole una regia. Giustamente Antonioli si compiace del nuovo vigore delle iniziative di coordinamento tra le tre città dopo diversi vani tentativi. La vecchia strategia GeMiTo ora è diventata MiToGeno. Nome omen. Ma siamo davvero passati da un lamento malinconico e doloroso a una visione alta e ambiziosa del futuro di questi territori?
Antonioli, appunto, ci aiuta a essere un po’ ottimisti. Passeggiando tra industria, infrastruttura, finanza, e tra automobile, aerospazio, cibo, tessile ed economia sociale traccia la mappa di un’infinità di iniziative di grandissima qualità, molte ricche di una lunga storia di sviluppo sul territorio, altre nuove e alla frontiera della tecnologia contemporanea e sovente poco note. C’è poi un grande progetto infrastrutturale ferroviario che terrà questi territori al centro della mappa economica europea e anche uniti tra loro in una rete logistica e di alta velocità che faciliterà il trasporto di persone e merci. E infine grandi energie di programmi e progetti tra le istituzioni, da quelle pubbliche al mondo camerale e alle associazioni imprenditoriali. A queste si dovrebbero aggiungere mondi qui non trattati, come la cultura, dai musei ai grandi festival, i poli universitari e infine il turismo. Iniziative in grande crescita e davvero importanti che sia Torino che Genova sono riuscite a sviluppare.

Ovviamente la vocazione economica delle tre città è molto diversa e per questo si possono sviluppare delle complementarità importanti. Ma il vero tema è che mentre per Torino e Genova questo progetto è fondamentale per riuscire a invertire il declino relativo, non è chiaro quanto lo possa essere davvero per Milano, che ha una forza e una capacità di aggregazione e di crescita autonoma che manca agli altri due poli. La prospettiva del libro è soprattutto Torino centrica, ma quali possono invece essere i punti di ancoraggio tra le tre città viste dalla prospettiva milanese? Ora Milano soffre, come tutte le grandi metropoli, una sindrome da agglomerazione. Che vuol dire certo un Pil pro capite quasi doppio di Milano rispetto a Torino e Genova, stipendi più elevati e opportunità di lavoro migliori, ma anche un costo della vita elevatissimo, un prezzo delle case al metro quadro doppio se non di più, mancanza di spazi sia abitativi che per nuove iniziative.
Ora, per Torino e Genova non è pensabile di riprendere a crescere perché i prezzi delle case sono bassi. È così precisamente perché la domanda di abitazioni si è spostata altrove, perché le persone sono andate via. Ma è possibile invertire il ragionamento. Come far leva sul costo inferiore del vivere per sviluppare una strategia di attrazione e di città aperta sia a Torino che a Genova? Città bellissime, comunque ricche di servizi e “amenities”, con offerte di spazi immensi per attività economiche e uffici non più utilizzati. Collegati a Milano con 50 minuti di treno (anche per Genova quando sarà pronto il terzo valico dei Giovi) e con la possibilità di lavorare in smart working grazie al digitale. Una grande attrazione per attività economiche ora a Milano che potrebbero trasferirsi e anche per nuovi investitori.
Non penso a città dormitorio. L’attrazione funziona se si genera vita e lavoro allo stesso tempo. È l’esperienza che abbiamo fatto in questi anni al Collegio Carlo Alberto che ho la fortuna di presiedere. Potendo offrire stipendi adeguati e grazie agli incentivi fiscali per chi rientra dall’estero al Carlo Alberto si è creato uno hub di ricerca che attrae giovani ricercatori da tutto il mondo. Ma questi vengono non solo per le buone condizioni economiche che siamo in grado di offrire e per le “amenities” di Torino. Vengono perché c’è un gruppo sufficientemente grande e articolato di persone con cui possono lavorare, insomma perché c’è massa critica. La sfida per Torino e Genova è proprio riuscire a creare una massa critica su certe attività, sfruttando le eccellenze del territorio e il sussidio implicito del basso costo della vita.

Il problema, però, è che manca in realtà un grande progetto con una regia comune. La narrazione di Antonioli è come una sequenza di cortometraggi ma non si vede davvero un film che possa raccontare la storia nel suo insieme. Il libro lo spiega bene. È questione di attitudini. C’è nei poli di Torino e Genova una attitudine alla rassegnazione, ad accontentarsi. Solo ogni tanto vengono fuori nuove iniziative che sono la concretizzazione di grandi sogni e che rimangono in piedi. Ma riescono a farlo, di nuovo, in un contesto di città aperta: attraendo nuovi talenti, nuove idee e rompendo con il mondo iperprotettivo del contesto relazionale, del lavoro con lei o con lui perché li conosco da sempre, che è la vera ragione del declino di molti territori. Milano è cresciuta anche perché ha saputo uscire da questa logica comoda ma soffocante, aprendosi e riuscendo ad attrarre i migliori talenti dal resto del Paese e ora anche dall’estero.
Naturalmente sono anche città di grandi conflitti sociali e disuguaglianze. Le differenze di reddito pro capite tra i quartieri ricchi e quelli poveri in tutte e tre le città è abissale. Ma anche per affrontare la grande sfida dell’inclusione, a cominciare dalla popolazione immigrata, è necessario invertire la traiettoria di declino sia a Torino che a Genova.
MiToGeno, il progetto Nord-Ovest, comunque lo si voglia chiamare, funzionerà se si opererà con una visione di città aperta, con i tre poli che si integrano sempre più e con un dialogo forte verso l’Europa e il mondo.

Francesco Antonioli

Giornalista, direttore di Mondo Economico dal 2020 al 2023, scrive di economia per “la Repubblica” e “La Stampa”. Ha lavorato al “Sole 24 Ore” dove è stato responsabile dell’edizione “NordOvest”. Tra i suoi ultimi volumi: Meno è di più. Le Regole monastiche per ridare anima all’economia, alla finanza, all’impresa e al lavoro (2020) e Italia felix. Uscire dalla crisi e tornare a sorridere (2018).