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Indice

Prefazione di Pier Luigi Petrillo

Anteprima

  1. Cambiamento
  2. Transizione energetica
  3. Automotive
  4. Made in Italy
  5. Brain economy
  6. Obiettivo spazio
  7. Sostenibilità
  8. Polvere magica
  9. Passaggio generazionale
  10. Tradizione
  11. Vino
  12. Omaggio ai big

Intervista a Enrico Carraro

Le Serenissime
Storia e futuro delle imprese del Nordest

Di Paola Pilati

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Raccontare il Nordest che cambia. Togliere la polvere dall’immagine del territorio rimasta cristallizzata dagli anni del boom, verificare che cosa è rimasto vivo del modello di impresa che germogliò spontaneamente, tra gli anni Settanta e Ottanta, da una cultura contadina e che si moltiplicò in uno straordinario effetto imitativo, dando vita a un tessuto produttivo di successo globale, radicato e organizzato nei distretti. Raccontare il nuovo Nordest, a volte colto in piena transizione, a volte plasmato decisamente da nuovi connotati. Questa la missione con cui è nato questo libro.

Ma come puntare lo sguardo? Scegliere di guardare dall’alto, come da un satellite, e dare un’immagine con una infinità di pixel, come tan- te tessere di un mosaico? Oppure scegliere il metodo del paparazzo, colpi di flash ravvicinati come in un racconto di cronaca? In entrambi i casi vedevo un difetto, quello del troppo vicino e del troppo lontano. Del generico e dell’eccessivamente particulare.

Meglio un’altra strada. Quella di cercare di definire una sorta di matrice del nuovo Nordest. Mettere insieme dei dati – caratteristiche, tendenze, questioni aperte – che lo descrivono, quasi matematicamente. Dati che attraversano orizzontalmente tutto il territorio delle imprese, le grandi e le piccole, dati ampiamente condivisi, che costituiscono un’esperienza comune, il vissuto a più voci della parte più effervescente e lungimirante del tessuto produttivo. Con un’ambizione finale: che connettendo quei dati come i puntini di un gioco enigmistico, ne venisse fuori l’identikit di che cosa è il Nordest colto in questa fase di cambiamento di pelle. Un luogo, una visione, una cultura del fare che si prepara a interpretare in modo nuovo il suo ruolo. Un Nordest che, restando fedele a quello di sempre, di spina dorsale della piccola e media impresa ben patrimonializzata, è ormai proiettato in una transizione tecnologica avanzatissima ed è mol to, molto consapevole che il tempo di trasformare quel che c’è da tra- sformare è questo. Perché la modernità non ti consente esami di ripa- razione, semplicemente ti lascia indietro.

Trovare gli elementi della matrice, in questo viaggio nel Nordest, non è stato difficile. Non c’è stato bisogno né di strumenti sociologici né di scoperchiare doppifondi. Gli imprenditori hanno consapevolezza delle proprie sfide collettive come mai in passato, e anche gli altri soggetti sociali – politica, finanza, università, mondo della cultura – sembrano muoversi in quest’area con progetti e obiettivi lucidissimi. La Regione Vene- to indica i settori strategici dello sviluppo industriale che vuole sostenere, le finanziarie regionali – da Veneto Sviluppo a Friulia – sono attrezzate a traghettare realtà imprenditoriali nuove verso l’autonomia, il ricchissimo network universitario non solo è aperto all’impresa ma fa da incubatore indispensabile di nuove ricerche, brevetti, spin off, muovendosi su un terreno in cui non esiste più un rigido confine tra missione pubblica e interesse privato.

Il mondo finanziario ha ricucito le ferite nate dal collasso delle due banche del territorio, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, su cui mol- ti imprenditori hanno investito e perso denari, e vede muoversi in prima fila sul territorio big dal respiro internazionale come Intesa Sanpaolo e Crédit Agricole, attirati anche dal fatto che il Nordest è l’area più affidabile – dal punto di vista bancario – a livello nazionale, con un record nella puntualità dei pagamenti. Ma c’è spazio anche per le ambizioni di banche locali come la Sparkasse, la Cassa di Risparmio di Bolzano, e per quelli di banche di credito cooperativo come Verona e Padova. Il private equity, che nel Nordest ha sempre avuto il suo terreno di caccia, anche se non ha perso del tutto la sua fama di locusta, è più disposto a fare il compagno di viaggio, a traghettare l’impresa verso un nuovo equilibrio, come è successo alla Tecnica o ad Aristoncavi, come sta succedendo a Nice Footwear. È anche aumentata tra gli imprenditori la voglia di mettersi in gioco in Borsa: secondo IR Top Consulting, a fine 2022 le Pmi del Nordest quotate all’Euronext Growth di Milano erano diciannove, il 10% del totale nazionale, con una capitalizzazione complessiva di 910 milioni di euro.

Insomma è come se in questo territorio si fosse attivato un circolo virtuoso che prima non c’era. Tutto bene, dunque? Alt. Non è così. Molti nodi da sciogliere restano. Un mix di quelle sfide e di questi nodi è appunto la nostra matrice, il nostro schema guida. Non si tratta di mettere il Nordest sul lettino dello psicanalista (anche se certi incontri ci sono andati vicino). L’intento è piuttosto di dare spazio a una polifonia di voci e di storie, ognuna di queste a suo modo esemplare, che ruotano intorno alla space economy, all’automotive, al mondo della grande meccanica, della tradizione artigianale e via dicendo.