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Indice

Fabbriche di cultura di Antonio Calabrò

Imprese italiane, l’umanità eccellente della tecnica

  1. Alberti, il liquore Il prodotto che diventa immagine per ritornare prodotto
  2. Amarelli, la liquirizia Oro calabrese in alluminio partenopeo
  3. Barilla, la pasta L’eccellenza è un rigatone
  4. Bracco, la buona chimica La vita da dentro
  5. Campari, l’aperitivo Il rosso che ha conquistato il mondo
  6. Cimbali, le macchine per caffè “Occorre avere la capacità di sognare”
  7. Intesa Sanpaolo, la banca “Non ci basta far profitto”
  8. Lavazza, il caffè Oltre la tazzina
  9. Piaggio, la mobilità su due ruote “L’Italia s’è Vespa!”
  10. Pirelli, gli pneumatici “On every road in the world”
  11. SAME, i trattori “Basta fatica”

Umanesimo scientifico e umanesimo industriale: due aspetti di una cultura d’impresa a tutto tondo
Intervista a Maria Chiara Carrozza

La memoria e il futuro Alle radici dell’innovazione nell’industria del Terzo Millennio

Di Andrea Zaghi

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Creazione e innovazione, con la forza di un vero e proprio “orgoglio industriale”, sono caratteristiche fondamentali della cultura d’impresa. E dunque memoria, come costante attenzione alle nuove sfide competitive. E racconto di un lungo, accidentato e complesso percorso attraverso le mutazioni di tecnologie produttive e prodotti, di consumi e costumi, di esigenze sociali e dinamiche politiche e culturali in evoluzione. Perché l’impresa, come comunità di persone, è un attore sociale fondamentale della Storia, un soggetto intraprendente di un avvenire migliore, personale e collettivo.

Antonio Calabrò

 

Imprese italiane, l’umanità eccellente della tecnica

Quelle che state per leggere sono undici storie d’impresa; undici racconti nei quali le vicende del passato diventano elementi vivi del presente e basi per il futuro. Quelle raccontate sono imprese italiane che sono sta te capaci di percorrere la storia, magari risorgere, mettersi nuovamente in gioco, perseguire una propria idea di modernità e di prodotto, elaborare una propria cultura del produrre fatta di tecnica e di umanità, imprese che hanno saputo raccontarsi e pensare al domani senza far accumula re la polvere del tempo sul proprio passato.

Alberti, Amarelli, Barilla, Bracco, Campari, Cimbali, Intesa Sanpaolo, Lavazza, Piaggio, Pirelli, SAME, sono aziende molto diverse tra di loro, ma hanno in comune almeno tre caratteristiche. Prima di tutto, sono. esempi eccellenti di quella capacità tutta italiana di fare impresa e industria in un modo che tutto il mondo invidia (e che in qualche caso molti cercano di imitare oppure di conquistare). Si tratta di imprese che negli anni si sono ritagliate un ruolo importante e ampliamente riconosciuto nel loro ambito: una posizione che dipende esclusivamente dalla capacità di chi le ha create e di chi ancora oggi le gestisce e vi lavora. In secondo luogo, sono aziende capaci di non dimenticare la loro storia che, anzi, ripropongono e rendono viva con la creazione di luoghi – come archivi, musei, fondazioni -, in grado non solo di conservarne i tratti ma di renderli attuali e fruibili, elementi di memoria ma anche di progetto per il domani, oltre che veicoli di crescita culturale. Sono anche, ed è il terzo elemento in comune, aziende che hanno una grande capacità produttiva, unita ad una forte carica umana che sposa tecnica e cultura umanistica, dunque l’arte, il mecenatismo, l’attenzione al territorio e la sostenibilità ambientale delle produzioni. Elementi, questi, che non pongono in secondo piano la competitività e l’attenzione al profitto.

In sintesi, si tratta di aziende moderne eppure “antiche”, che guardano con intensità al futuro ma che non dimenticano le loro origini, né il percorso che le ha condotte all’oggi.

In queste pagine troverete la grande tecnologia, l’alta ricerca scientifica, la raffinata strategia comunicativa, l’invenzione, la voglia di ri schiare, la cocciuta volontà di rivincita, l’eleganza e il fascino tipici del nostro Paese, e ancora la forza delle donne, la capacità di non mollare, l’attenzione verso gli altri, l’orgoglio e tanto altro ancora.

Certo, ogni impresa ha qualcosa di suo da raccontare. Tutte le sto rie contenute in questo libro ci ricordano però un’affermazione impor tante: “Essere stati è la condizione per essere”. Fernand Braudel aveva ragione a sottolinearlo: ciò che si vive oggi arriva da ieri (e deve guardare al domani).

E se c’è davvero una memoria che si fa futuro nell’industria italiana, questa è certamente composta di eccellenze tecniche e produttive, ma an che di ingegno e fantasie umane. Le undici imprese di cui state per leggere le avventure, costituiscono altrettanti esempi di questa condizione che tutto il mondo ci invidia.

Andrea Zaghi, giornalista, si occupa di cultura e comunicazione d’impresa. Collabora con Fondazione Pirelli, Avvenire e con l’agenzia Sir. Tra i numerosi libri, è autore di Torino, città futura (il Mulino, 2021).