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Indice

L’attitudine al futuro di Stefano Cuzzilla

Presentazione

  1. Marco Alvera. Un futuro a idrogeno
  2. Giuseppe Bono. Mari e ponti
  3. Marco Carletto. Un amico Intimissimo
  4. Carla Demaria. La startupper dei superyacht
  5. Claudio Descalzi. Dopo il petrolio
  6. Ugo Di Francesco. Dalla pallavolo al Big Pharma
  7. Giuseppe Librandi. Te la do io la plastica
  8. Cristina Scocchia. Il trucco c’è e si vede
  9. Francesco Starace. Il cavaliere dell’energia verde
  10. Matteo Tiraboschi. L’uomo del freno

“Se non valorizzi prima di tutto la tua squadra, non vai da nessuna parte” Intervista a Valerio De Molli

I generalissimi
Strategie e segreti dei top manager italiani

Di Paola Pilati

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Il manager ha la responsabilità di motivare le sue persone, di alimentare il senso di appartenenza al progetto o alla mission aziendale, di ascoltare le esigenze e di garantire l'inclusione, di iniettare fiducia, che è l'elemento fondamentale per forgiare una relazione vincente con i partner e i collaboratori. Oggi possiamo costruire una realtà non più basata esclusivamente sul "saper fare", come imporrebbero i tradizionali processi di produzione e di vendita, ma sul "come fare", ovvero sul "fare bene" le cose.

Stefano Cuzzilla

Presentazione

Si può raccontare il made in Italy attraverso i fatturati, le joint venture, la conquista di quote di mercato. Questo libro si è proposto di farlo attraverso coloro che conducono le aziende nel realizzare i loro obiettivi, i manager che siedono al vertice: gli amministratori delegati. Gli uomini e le donne che hanno la responsabilità non solo di guidare le scelte strategiche che proiettano nel futuro quelle aziende, ma anche di preservarne la storia, i valori fondanti, la ricchezza di esperienze e di sapere che scorrono nell’organismo collettivo di chi ci lavora.

Le dieci storie raccolte rappresentano tutte delle best practice. Ci sono grandi imprese con capitalizzazioni record in Borsa e una platea ampia di azionisti che ne fanno quasi delle public company, come Enel ed Eni; campioni assoluti nel loro settore come Fincantieri; casi esemplari di trasformazione di rendite di posizione in scommesse sfidanti come Snam. Ci sono poi quattro testimonianze delle migliori imprese di stampo fa miliare, di cui l’Italia è ricca. Molto prima del mito del garage che ha dato i natali alla Apple di Steve Jobs, ci sono gli esempi vitalissimi di un genio fiorito ora in un laboratorio di fortuna, ora in una cascina, conditi di intuizioni, lavoro duro, imprevedibili opportunità. Sono marchi oggi rispettati a livello internazionale come la farmaceutica Chiesi, la chimica Coim, la mitica Brembo dei freni della Formula 1, il gruppo Calzedonia dalla presenza virale nelle main street di mezzo mondo. Infine due aziende a guida femminile – purtroppo ancora troppo poche nel panorama nazionale – che esprimono al meglio quanto grande sia il potenziale del l’altra metà del cielo. Sono la Kiko, che con il fast make-up mangia quo te di mercato a concorrenti blasonati, e uno dei nomi più rinomati del lusso tecnologico, i superyacht Bluegame della Sanlorenzo.

Che tipo di leadership esprimono le donne e gli uomini alla guida di queste aziende? C’è un tratto in comune? Quale cultura aziendale vogliono impersonare? Con queste domande, come Diogene ho cercato di illuminare le persone all’interno delle loro imprese.

Indagando innanzitutto le vite private dei top manager – sogni, passioni, carriere, segreti – e scoprendo che c’è chi allenava una squadra di pallavolo, chi voleva fare il medico, chi ha trovato la sua strada grazie a una fidanzata molto determinata. Chi scrive poesie e chi si è ispirato alle favole. Chi ha assunto l’incarico come una penitenza transitoria e non se n’è più andato. Chi ha trasformato il ruolo del predestinato in vocazione.

E indagando anche l’essenza del legame fusionale che questi top manager hanno con le loro imprese: cosa vogliono farne, dove vogliono condurle, quali sfide la modernità mette loro di fronte e su quale terreno hanno scelto di misurarsi. E scoprendo come la plastica risponderà alla sfida ecologica. Come l’industria energetica si confronta con la riduzione di CO₂ e con l’addio al petrolio. Come si traduce in pratica la scelta di es sere una “società benefit”. E come si cavalca a proprio vantaggio l’avvento dell’auto elettrica.

Non viviamo in un clima facile per i leader. Lo spirito del tempo riconosce con fatica l’autorevolezza, stenta a dare fiducia, è incline piuttosto allo scetticismo e alla critica. Anche se da noi non ci sono stati gli scandali clamorosi del capitalismo anglosassone, dalle superpaghe al movimento #MeToo, l’organismo impresa è percorso da nuove inquietudini con l’arrivo della rivoluzione digitale e dei robot che spiazzano il la voro; la ricerca del consenso, anche al vertice, deve fare i conti con l’uso dei social media, che introduce una nuova etichetta all’interno dei luoghi di lavoro, dissolve la deferenza alla Fantozzi ed esige più trasparenza tra i livelli gerarchici.

A dirla tutta non è un clima facile neanche per l’impresa, oggetto di body shaming se produce solo ricchezza per sé – unico criterio una volta per renderla rispettabile agli occhi del mondo – e oggi impegnata a dar si un ruolo diverso che la collettività esige in nome della responsabilità sociale e dei criteri ESG, Environmental, social and corporate governance (“Ambiente, sociale e governo d’impresa”). Con il capitalismo che cambia paradigma, anche la credibilità dei manager deve spostarsi dal piano della performance a quello dei valori etici e ambientali.

Le storie qui raccolte tutte queste sfide le hanno ben presenti e anzi le hanno già fatte proprie. Sono dieci casi diversi, ognuno esemplare del proprio settore, ma con un tratto comune: dimostrano che il capitalismo all’italiana, per quanto mortificato rispetto al passato, è perfettamente inserito nelle grandi catene del valore, intrepido sui mercati internazionali e guidato da manager aperti al nuovo “umanesimo” che per corre la società.

Paola Pilati, giornalista, ha lavorato per il settimanale L’Espresso, dove è stata responsabile delle pagine dell’Economia per oltre 15 anni. Si è occupata dei diversi aspetti del settore, dalle costruzioni ai trasporti, dall’energia alla finanza, dal sindacato alla previdenza e alla macroeconomia.