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Il Sole 24 Ore

Bonomi: «Costituzione stella polare per l’impresa»

02 10 2023

Assemblea di Confindustria. «La democrazia è il cuore di un sistema produttivo plurale e aperto»

Le nuove sfide: multipolarismo, bilancio pubblico europeo e impresa come spazio democratico

La democrazia come «valore universale», senza il quale «non possono esserci né mercato, né impresa, né lavoro, né progresso economico e sociale, cuore di un sistema produttivo plurale e aperto, che ha reso la nostra economia una delle più avanzate al mondo». Principi che hanno nella Costituzione «una stella polare». E nel sistema imprenditoriale un protagonista: «siamo convinti che le industrie siano fabbriche di coesione sociale, libertà, diritti e democrazia» e l’impresa «è lo spazio democratico in cui i valori del bene comune e della responsabilità sociale devono manifestarsi nella loro concretezza».

Il legame tra democrazia ed economia, il ruolo dell’impresa per garantire libertà e coesione, insieme al sentire come «essenziale il dovere di garantire e difendere l’impegno per un lavoro degno»: in un mondo così complesso, dove la democrazia sta regredendo a favore di regimi autoritari o ibridi, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, nella relazione all’assemblea di ieri, dal titolo “Impresa, lavoro e democrazia: la strada della Costituzione”, ha messo da parte i problemi congiunturali ed ha scelto di riflettere sui valori che sono punto di riferimento del paese, della sua comunità civile ed economica.

In prima fila, nella Giornata internazionale della democrazia, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che per la prima volta ha preso la parola (in passato era stato presente, ma non era mai intervenuto): una novità che sottolinea il ruolo essenziale degli imprenditori e dei corpi intermedi come attori sociali del paese. È al Capo dello Stato che Bonomi si è rivolto nelle prime battute, ritenendo che debba continuare ad essere «garante della Costituzione, certi che continuerà a far sentire la sua voce ferma a tutela dei principi della democrazia». E alla sua presenza e alle sue parole la platea ha riservato lunghi applausi e standing ovation. In prima fila anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e moltissimi rappresentanti del governo e delle istituzioni. Occasione colta da Bonomi per chiedere «riforme istituzionali condivise», che assicurino governabilità, competitività, inclusione sociale, evitando atteggiamenti divisivi.

Il discorso di ieri è in continuità, ha sottolineato Bonomi, con l’Udienza di Papa Francesco all’assemblea dell’anno scorso in Vaticano. Sfida internazionale, quella europea, vocazione delle imprese italiane, le riforme: quattro i capitoli del discorso. Uno sguardo ampio per ribadire l’importanza di costruire «nuovi equilibri nel segno dei multipolarismo», un impegno necessario per le economie occidentali e i paesi del G7 a diventare partner affidabili dei paesi africani. Confindustria lavorerà in questa direzione quando l’Italia assumerà la presidenza del G7, affidando «auspicabilmente» a Confindustria sarà affidato il coordinamento delle organizzazioni imprenditoriali.

Bonomi ha citato più volte il presidente Mattarella, riconoscendosi nei suoi numerosi interventi: «sono onorato dalle parole del presidente della Repubblica che ha riconosciuto l’importanza delle imprese per lo sviluppo del paese». Piena sintonia anche sulla condanna della guerra in Ucraina, su cui ha ringraziato anche il presidente del Consiglio per il sostegno a Kiev.

Serve un’Europa unita, come nella pandemia: senza fondi sovrani comuni europei c’è il rischio, ha detto il presidente di Confindustria, che si possa spezzare il mercato unico. «Cruciale» è la questione del bilancio pubblico europeo. Se la Costituzione pone il lavoro al centro della Repubblica, occorre che «la politica garantisca un quadro di regole in cui l’iniziativa economica si possa svolgere liberamente e in leale concorrenza». Il lavoro «libero e sicuro è la pietra angolare del nostro impegno». Sono i contratti collettivi ad assicurarlo: «la tutela della sicurezza si fonda sul lavoro, presuppone regole chiare e si basa sulla prevenzione». Come è solo attraverso la contrattazione che si può avere un salario «giusto». L’introduzione di un salario minimo, senza misure per valorizzare la rappresentanza, «non risolverebbe la grande questione del lavoro povero, né la piaga del dumping contrattuale».