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Il Sole 24 Ore

Bonomi: scelte geopolitiche pesano sull’economia

05 10 2022

Il presidente: «Oggi serve una ferma coerenza e unità internazionale»

Un contesto «fortemente complesso e instabile», tra pandemia e guerra. All’inizio del 2022 la speranza era di continuare il rimbalzo che la manifattura italiana ha realizzato nel 2021. Invece l’invasione russa dell’Ucraina «ha aggiunto nuovi enormi impatti asimmetrici» sull’economia italiana e mondiale. I buoni andamenti dell’export dimostrano «che le nostre imprese non si abbattono davanti alle difficoltà», anzi mostrano una duttilità e capacità di reazione migliore di nostri competitor come la Germania, «già in recessione».

Ma «il nuovo contesto geopolitico ha messo in grande evidenza il tema della vulnerabilità delle filiere di fornitura e dell’autonomia strategica del nostro paese e dell’Europa». Carlo Bonomi è partito da questa analisi intervenendo ieri al Made in Italy Summit organizzato dal Sole 24 Ore e Financial Times in collaborazione con Sky Tg24. È perseguendo l’autonomia strategica che, secondo il presidente di Confindustria, l’Italia e l’Europa si possono ritagliare un ruolo importante. Ciò potrà accadere «se sapremo spingere ancora di più sull’innovazione, in particolare sulla transizione digitale ecologica con il rinnovo di competenze ad ogni livello». Le imprese, infatti, devono posizionarsi sulla parte alta delle catene di fornitura: «altrimenti rischiamo di perdere l’opportunità o scivolare verso produzioni a minor valore aggiunto».

Con l’accelerazione di fenomeni di reshoring di produzioni precedentemente delocalizzate, «in prospettiva – è la riflessione di Bonomi – si apre una nuova fase di sviluppo industriale per i paesi avanzati perché la distanza geografica e soprattutto politica è tornata a giocare un ruolo significativo nelle scelte produttive e commerciali».

Il presidente di Confindustria si è soffermato sul ruolo del fattore geopolitico che è diventato «centrale e imprescindibile» nelle dinamiche dell’economia come non accadeva dalla Guerra Fredda. La dicotomia tra le due parti del mondo è emersa a Samarcanda, ha detto, dove si è tenuto l’incontro dell’organizzazione per la cooperazione di Shangai: una che coincide, almeno in gran parte, con il gruppo delle economie emergenti, ha spiegato Bonomi, e l’altra ben distinta, se non contrapposta geopoliticamente ed economicamente, con il gruppo delle economie avanzate.

In questo contesto «oggi serve una ferma coerenza e unità internazionale». Per la competitività delle imprese e la crescita del nostro tessuto industriale «risulta imprescindibile rafforzare in modo fattivo e stringente i rapporti commerciali, economici e politici con i partner europei e gli alleati occidentali». Una necessità, dal momento che la globalizzazione come l’abbiamo finora conosciuta sta lasciando il passo, è l’analisi di Bonomi, ad un nuovo equilibrio dove le scelte politiche e geopolitiche dei governi hanno ricadute concrete sulle economie dei paesi e sulle opportunità di business lungo le filiere industriali.