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Il Sole 24 Ore

Bonomi: lavoro, futuro, dignità «Sogniamo una Italia unita»

13 09 2022

Assemblea di Confindustria in Vaticano. Il presidente Bonomi davanti al Papa: «Siamo un Paese smarrito» Impegno per un lavoro degno. «No a sussidi che scoraggiano». Allarme demografia: «Declino drammatico»

Assemblea di Confindustria in Vaticano. Il presidente Bonomi davanti al Papa: «Siamo un Paese smarrito» Impegno per un lavoro degno. «No a sussidi che scoraggiano». Allarme demografia: «Declino drammatico»

Nicoletta Picchio

Presidente   di Confindustria.  Carlo Bonomi in Aula Paolo VI in Vaticano, nell’evento straordinario dell’Udienza del Papa all’assemblea di Confindustria imagoeconomica 

Il valore del lavoro, di un lavoro «degno» che rispetti la persona. Ci sono ancora in Italia «troppi settori dove l’offerta di lavoro è caratterizzata da infime retribuzioni», dove c’è il lavoro nero, impieghi precari, «ma questo non riguarda l’industria, non siamo noi ad offrire queste forme di sottoccupazione, di vero e proprio sfruttamento». Bisogna dare una risposta agli squilibri, e cioè ingiustizie sul lavoro, aggiramento di garanzie, bassa capacità di offrire una formazione adeguata, inserimento degli immigrati, declino demografico: «come imprese industriali basate sul lavoro sentiamo più che mai il dovere di offrire il nostro contributo».

Un impegno che Carlo Bonomi non poteva prendere in un luogo più solenne: l’Aula Paolo VI in Vaticano, nell’evento straordinario dell’Udienza del Papa all’assemblea di Confindustria, con gli imprenditori accompagnati dai familiari. Il perno di una visione etica dell’economia che Bonomi ha messo al centro del suo discorso. E che ha rilanciato accogliendo il Pontefice: «Siamo un Paese diviso, smarrito, ingiusto con troppi dei suoi figli e schiacciato sul presente», ha detto il presidente di Confindustria, ringraziando il Santo Padre. «Ci preoccupa la sofferenza sociale che esprime una parte troppo vasta della società». Bisogna voltare pagina. «Continueremo a volere e a sognare un Paese unito. Un Paese in cui il verbo prioritario non è “prendere”, ma è “dare”: dare agli altri; dare lavoro; dare futuro; dare dignità; dare libertà».

Lavoro degno, quindi. «Non sussidi che lo scoraggiano», ha scandito Bonomi tra gli applausi (dieci in tutto). Il tema del salario minimo, ha spiegato, non riguarda Confindustria: «Sono altri ad essersi opposti, sui quali bisognerebbe avere il coraggio di intervenire». Occorre misurare la rappresentatività delle parti sociali, «la nostra proposta è stata presentata nel 2014 ma è rimasta nei cassetti». La soglia di lavoro degno, ha spiegato ancora il presidente di Confindustria, «va innestata nella riforma dei sussidi alla povertà e quindi nella riforma del reddito di cittadinanza: la soglia minima di lavoro sotto la cui proposta non può essere rifiutata».

Bisogna realizzare quell’«umanesimo industriale» che vede l’impresa protagonista e motore. «Oggi che gli orizzonti della politica sembrano sempre più corti e schiacciati su false priorità, avvertiamo più che mai la necessità di progetti di lungo orizzonte, come unica via per dare risposta ai drammatici problemi della società italiana». L’incontro con il Pontefice è stato voluto proprio per riaffermare questi valori: «Mi ha fatto una bellissima impressione vedere la sala Nervi piena di imprenditori insieme al Papa, le parole nostre e del Pontefice meritano molta attenzione», ha commentato Bonomi durante la conferenza stampa. La decisione dell’Udienza di Vaticano era stata presa prima della caduta del governo Draghi. A pochi giorni dal voto si è rivelata ancora più «lungimirante», coerente con la storia dell’associazione «autonoma, apartitica, agovernativa». Bonomi ha citato in più riprese gli interventi del Pontefice, dall’Enciclica Laudato sì all’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Papa Francesco parla di lavoro degno, creativo, partecipativo e solidale. «Se Italia ed Europa dovessero perdere il proprio modello di integrazione sociale saremmo destinati al declino». In una realtà dove «il pregiudizio imperante anti impresa ci vede costantemente accusati», ha detto Bonomi, sottolineando che la finanza non può essere il criterio unico o prevalente per misurare i valori di un’impresa.

La sostenibilità sociale è l’unica dimensione per crescere, Industria 4.0 è la via maestra per affrontare la transizione digitale e ambientale. Occorrono più giovani, da far entrare non ricorrendo ai prepensionamenti, e più donne nel mondo del lavoro: «serve una rivoluzione nei tempi del lavoro per non discriminare le donne», e una rivoluzione culturale per integrare gli immigrati, specie con la nostra situazione demografica. Fondamentale il tema della sicurezza, da affrontare ex ante, e occorre una svolta nella spesa sociale.

I protocolli di sicurezza nella pandemia, l’impegno per la ricostruzione in Ucraina, la proposta di un grande Patto per l’Italia, le difficoltà attuali sull’energia: l’impresa, ha sottolineato Bonomi, ha fatto sempre la sua parte. «Non siamo quelli che vincono sempre ma siamo quelli che non si arrendono mai».