Skip to main content

Il Sole 24 Ore

Bonomi: terremoto economico, un quinto dell’industria a rischio

02 09 2022

Confindustria. «Se la Russia sospende le forniture buco di 4 miliardi di metri cubi di gas anche con gli stoccaggi pieni al 90%. È un problema di sicurezza nazionale, il governo deve intervenire ora»

Un «terremoto economico». Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha lanciato un nuovo allarme, numeri alla mano: «Se la Russia dovesse sospendere le forniture di gas avremmo un buco di 4 miliardi di metri cubi che resterebbe scoperto anche con gli stoccaggi nazionali al 90 per cento». Se dovessero tutti incidere sul sistema industriale «vorrebbe dire spegnere quasi un quinto dell’industria italiana». E quindi mettere a rischio «migliaia di imprese, migliaia di posti di lavoro, il reddito di migliaia di famiglie italiane». C’è già un numero preoccupante: quel +45% di cassa integrazione straordinaria dei primi sette mesi dell’anno: «I mesi di stress saranno gennaio e febbraio, ma già questo è un dato che ci deve mettere in allarme, non dobbiamo farci trovare impreparati».

In gioco c’è il sistema paese. Per questo il presidente di Confindustria, intervistato ieri ai microfoni di Rtl 102,5, ha incalzato il governo ad agire, nonostante la fase pre-elettorale, con un esecutivo in carica formalmente per le questioni ordinarie: «Dobbiamo capirci su cosa si intende per ordinario. Se oggi ci fosse un terremoto il governo se ne occuperebbe o no? Stiamo affrontando un terremoto economico, il governo può e deve intervenire, non possiamo aspettare due mesi l’arrivo del nuovo governo. L’industria è un tema di sicurezza nazionale». La crisi del conflitto in Ucraina, ha spiegato il presidente di Confindustria, ha accelerato il problema di politica energetica che l’Europa non ha mai voluto affrontare: «sulla politica industriale è stata assente». Ai ritardi Ue, «dove ognuno si è mosso in ordine sparso», si sono sommati gli errori dell’Italia. Parlano i numeri: l’Italia utilizza 75 miliardi di metri cubi di gas all’anno, 20 miliardi per le industrie, 25 in ambito civile, 30 per produrre energia elettrica. «Abbiamo la necessità di 15 miliardi di metri cubi di gas russo, ancora oggi. Le stime dicono che diventeremo indipendenti del 2024, ma occorre realizzare il rigassificatore di Piombino, quello in Emilia Romagna, fare investimenti importanti, arrivare al 90% di riempimento degli stoccaggi, che vuol dire coprire 11 miliardi di metri cubi».

Occorre agire subito, anche se «non c’è una soluzione che può risolvere decenni di errori». Ci sono interventi da fare congiunturali e strutturali: serve una strategia di razionamento, ha detto Bonomi. Occorre mettere un tetto al prezzo del gas: «è un anno che Confindustria lo sta chiedendo. Se non si fa a livello europeo deve essere fatto a livello nazionale». Solo per il fatto che se ne parlerà nel consiglio Ue del 9 settembre ha determinato una discesa del prezzo del gas, ha sottolineato Bonomi. Occorre anche sospendere temporaneamente l’acquisto dei certificati Ets: «È una follia farli pagare a questi prezzi e non è possibile che la finanza possa comprare certificati verdi per lucrarci sopra, devono comprarli solo le imprese». Inoltre 400 impianti di energia rinnovabile sono fermi per la burocrazia: «Vanno sbloccati» e la produzione da rinnovabili va destinata solo alle imprese. Altra misura sganciare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Per Bonomi occorre fare una riflessione anche sul nucleare: «Le tecnologie dopo anni cambiano».

Rispondendo alle domande il presidente di Confindustria è tornato a chiedere un taglio al cuneo fiscale per mettere più soldi in tasca agli italiani: 16 miliardi, da concentrare fino a 35mila euro di reddito. «Si può e si deve fare, il Parlamento è nel pieno delle sue funzioni. Ho sentito tutti i partiti dire che sono d’accordo e i ministri di questo governo sono espressione dei partiti. Non accetto la narrazione che non ci sono le risorse quando si spendono 1.000 miliardi di spesa pubblica ed è previsto un extra gettito da 38 miliardi di euro».

Non è mancata una domanda sulla prossima assemblea di Confindustria: il 12 mattina, in Vaticano, con Udienza del Papa. «Vogliamo sganciare la possibilità di parlare al paese dalla campagna elettorale, evitare che la nostra assemblea diventi motivo per tirare la giacchetta al presidente, al sistema industriale italiano. Vogliamo parlare di lavoro, raccontare cos’è l’industria italiana. Abbiamo scelto di parlare con il Santo Padre che parecchie volte è intervenuto sul lavoro, di parlare con le nostre famiglie, prima di essere imprenditori siamo cittadini, con una responsabilità maggiore di chi lavora con noi e dei nostri territori».