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Il Sole 24 Ore

«Italia e Francia sono unite, puntare sulle imprese per gestire le emergenze»

13 07 2022

L’intervista Stefan Pan il vice presidente di Business Europe: «Industria è determinante per vincere le sfide che abbiamo davanti» «La sostenibilità non può essere solo ambientale, ma anche economica e sociale».

Italia e Francia insieme «per dare un messaggio prioritario: nella situazione drammatica che stiamo vivendo, con la guerra arrivata dopo la pandemia, l’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia e delle materie prime, l’interruzione delle filiere globali, l’industria è determinante per vincere le sfide che abbiamo davanti». Un ruolo, dice Stefan Pan, che sarà sottolineato nell’incontro di oggi tra i vertici della Confindustria italiana e di quella francese, una collaborazione che si è rafforzata sia a livello bilaterale, sia all’interno di Business Europe, di cui peraltro Pan è vice presidente.

Sono stati scelti tre temi come focus, quelli che sono più urgenti: la transizione energetica nella fase di shock geopolitico che la Ue sta vivendo; come finanziare la transizione ambientale e digitale, con un’attenzione particolare al rapporto pubblico-privato; difesa, sicurezza e aerospazio, settori dove i sistemi industriali dei due paesi possono individuare forme di collaborazione e che sono determinanti ora che la Ue si trova a fronteggiare la guerra tra Russia e Ucraina.

«La Ue è cresciuta per traumi, la Comunità europea carbone e acciaio è nata dopo la seconda guerra mondiale. Già allora l’industria è stata messa al centro. Oggi dobbiamo fare lo stesso: la guerra ha attaccato i valori fondanti dell’Unione europea. Libertà, democrazia, stato di diritto, per essere garantiti hanno bisogno di una struttura forte di cui l’industria è una precondizione. Solo così si può garantire lavoro, benessere, welfare», è la riflessione di Pan, che in Confindustria ha la delega per l’Europa ed è in prima linea nei contatti con Bruxelles e con le altre organizzazioni imprenditoriali Ue, specie con quelle dei principali paesi manifatturieri, Germania e Francia.

Il Forum Confindustria-Medef è arrivato alla quarta edizione e si aprirà, questa mattina, con gli interventi dei due presidenti, Carlo Bonomi e Geoffroy Roux de Bézieux, che firmeranno una dichiarazione congiunta da inviare ai rispettivi governi e a vertici Ue, affinché le istanze del mondo imprenditoriale vengano recepite. «Nonostante la situazione economica difficile, dovuta alla guerra ma non solo, sulla transizione green la Ue ha addirittura alzato gli obiettivi. Bisogna mettere da parte l’ideologia e procedere con realismo, tanto più che non c’è alcuna previsione concreta sulla fine del conflitto russo-ucraino e quindi sulle relative ripercussioni economiche. Rischiamo di trovarci in autunno con forniture di gas razionate», dice Pan, che aggiunge «la sostenibilità non può essere solo ambientale, ma deve essere anche economica e sociale». Ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio, 70 mila solo nel settore dell’automotive, con il passaggio all’elettrico dal 2035. Intere filiere verrebbero messe in crisi. C’è bisogno di proposte e di risorse, sottolinea Pan che presiederà il gruppo di lavoro dedicato a come finanziare la transizione verde e quella digitale.

Si tratta di emergenze per noi come per i francesi, anche se la Francia ha l’energia nucleare e quindi si trova in una condizione migliore della nostra: «eppure, nell’ultimo mese hanno dovuto importare energia. Inoltre le loro centrali nucleari hanno bisogno di molti investimenti, quindi la questione energetica è una preoccupazione comune». La Ue ha inserito una parte del gas e del nucleare nella tassonomia che entrerà in vigore dal primo gennaio del prossimo anno. «E’ ora di ragionare anche in Italia sul nucleare, oggi ci sono nuove tecnologie rispetto all’epoca del referendum». Serve più Europa, sottolinea Pan, non meno Europa, «una Ue che però non sembri chiusa in una torre d’avorio, ma faccia i conti con la realtà. Anche i colleghi francesi chiedono più pragmatismo».

Secondo Pan tre sono stati gli errori principali a livello europeo: aver delegato la difesa agli Stati Uniti, avallato la dipendenza dal gas russo, aver delegato parte della nostra capacità tecnologica alla Cina. «Dobbiamo recuperare un ruolo centrale». E quindi puntare sull’industria e sulla nostra capacità tecnologica, rafforzare l’unione bancaria e dei capitali, «vanno evitate restrizioni di credito, le regole non devono ingessare gli investimenti», mettere più risorse per la transizione green «penso ad un New generation Eu di secondo livello». E la guerra ha dimostrato che «occorre una difesa europea, forte. Aerospazio, cloud, cybersecurity. Gli effetti di questo settore sullo sviluppo e sull’innovazione possono essere importanti. Non dimentichiamoci che Internet è nato per esigenze di tipo militare».