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Il Sole 24 Ore

Industria, allarme sui costi: diversificare il mix energetico

09 03 2022

Emergenza. Convocato ieri il consiglio direttivo di Confindustria. Tra le proposte un prezzo regolato europeo del gas e sospensione degli Ets, il sistema di scambio delle emissioni di gas serra

Un allarme sui costi delle materie prime e dell’energia. E sulla tenuta del sistema industriale: il trend al rialzo sta aumentando il rischio che le produzioni subiscano un blocco, seppur temporaneo. E di conseguenza c’è bisogno di «misure straordinarie», che sono «sempre più urgenti» per fronteggiare una situazione ormai d’emergenza. Provvedimenti che devono essere presi sia dalla Ue che dal governo italiano e che vanno da una modifica «radicale» del mix energetico ad una regolazione del prezzo del gas a livello europeo, più una sospensione straordinaria a tempo degli ETS.

È un grido quello che arriva dal mondo imprenditoriale: un’evoluzione sempre più pesante, dopo le ultime vicende della guerra tra Russia e Ucraina che hanno aggravato l’andamento già esorbitante della bolletta energetica per l’industria.

A lanciarlo è stato il consiglio direttivo di Confindustria, che ieri si è riunito «con procedura d’emergenza», voluto dal presidente, Carlo Bonomi. Parole messe nero su bianco nel comunicato diffuso dopo la riunione, che sottolineano le gravi difficoltà del momento. Una riunione decisa a fronte «dell’aggravarsi sempre maggiore degli impatti sull’industria italiana dei prezzi energetici e delle materie prime e dei preoccupanti segnali di riduzione e sospensione temporanea della produzione».

Prima che scoppiasse la guerra il Centro studi di Confindustria aveva previsto per il 2022 una bolletta energetica per l’industria di 37 miliardi di euro, circa cinque volte superiore rispetto agli 8 miliardi del 2019, con un impatto sul pil di -0,8 per cento. La scorsa settimana le previsioni sono state riviste al rialzo: la bolletta energetica arriverà a 51 miliardi per quest’anno, cifra che con questi picchi di costi potrebbe anche aumentare, mettendo a rischio la crescita. A guardare la produzione industriale, al -0,8% di gennaio è seguito un -0,3% di febbraio, secondo le previsioni del Csc: dato rilevato tra il 24 febbraio e il primo marzo che non ingloba «se non in minima parte» gli effetti del conflitto ma che ha già messo in guardia sugli effetti pesanti della guerra sul pil di quest’anno, con le aziende costrette a ridurre i margini se non appunto a sospendere temporaneamente la produzione.

Bisogna agire: «gli imprenditori hanno condiviso la necessità di misure straordinarie», scrive la nota. Sempre più urgenti. Le imprese, quindi, incalzano il governo e l’Unione europea a prendere decisioni. A livello Ue serve un’iniziativa concertata «per un comune prezzo regolato del gas» che «tuteli industria e occupati da prezzi folli e molto diversi dai reali contratti di approvvigionamento in essere». Tra queste proposte «anche la sospensione straordinaria e a tempo degli ETS (i certificati di acquisto di Co2) che oggi penalizzano l’industria italiana più decarbonizzata di altre». Inoltre occorre anche «la revisione del costo marginale per fissare il prezzo orario dell’elettricità» e il «mix energetico italiano va modificato radicalmente».

Il direttivo è arrivato dopo settimane che le imprese incalzano governo e Ue sul caro bollette e sui costi abnormi delle commodity. Un pressing che aveva indotto il governo a prendere una serie di misure, ormai inadeguate in uno scenario travolto dalla guerra. Già nella riunione del Consiglio generale del primo marzo erano state chieste «decisioni coraggiose in tempi rapidissimi» e una «politica energetica comune in Europa». E Bonomi aveva messo in evidenza che «finora il costo di errate scelte politiche è sempre stato presentato all’industria».