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Il Sole 24 Ore

Le scienze della vita motore per la crescita

02 03 2022

Confindustria in campo. È la sfida delle imprese ma serve un progetto Paese e più collaborazione pubblico privato per aumentare gli investimenti.

È stato un debutto: una task force dedicata all’Health & Life Science all’interno dei lavori del B20, l’organizzazione delle imprese dei paesi che aderiscono al G20. Una volontà della presidenza italiana, che si è conclusa a fine ottobre dell’anno scorso. Averla inserita nell’agenda è la riprova di quanto le scienze della vita siano determinanti per la crescita dei paesi. La salute, e quindi la ricerca e l’innovazione legata alle Life Science, vanno considerate come un vero e proprio investimento strategico, una consapevolezza che la pandemia ha accelerato e reso ancora più evidente. E in questo scenario diventa determinante una collaborazione tra il pubblico e il privato, che possa fare da volano agli investimenti.

Ricerca, brevetti, sviluppo di nuove tecnologie, strutture sanitarie all’avanguardia, dove alla cura venga unita la ricerca e la didattica: le Life Science diventano fattore di crescita, competitività, tenuta sociale del paese. È una sfida su cui il mondo delle imprese è impegnato da tempo nel nostro paese, che ha un ruolo di leadership in Europa e nel mondo. L’industria farmaceutica in Italia, con una produzione attorno ai 34 miliardi, è nelle posizioni di testa in Europa insieme a Francia e Germania, grazie agli importanti investimenti che sono stati realizzati in ricerca (+15% negli ultimi 5 anni) e in competenze nelle aree di R&S (+6% rispetto al 2017).

Per le Life Sciences è necessario quindi definire una strategia di medio-lungo periodo, con obiettivi chiari e condivisi, strumenti semplici ed efficaci, tempi definiti e rispettati, con risultati misurabili. Un impegno ad ampio raggio su cui Confindustria è in prima linea ed ha elaborato un’agenda di proposte nelle Life Science per realizzare un piano integrato, attraverso una forte partnership pubblico-privato, utilizzando l’effetto acceleratore del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L’obiettivo è fornire un quadro chiaro, che integri le misure già esistenti e favorisca il coinvolgimento dell’intero sistema imprenditoriale come attore essenziale per realizzare gli interventi. I risultati principali del recepimento dell’agenda di proposte si fondano su una collaborazione tra pubblico e privato articolata su una serie di punti: lo sviluppo di una strategia nazionale della ricerca con impatto sulle Scienze della vita basata su un livello di coordinamento strategico orizzontale e su un tavolo istituzionale permanente dove possano dialogare il livello nazionale e la rappresentanza degli stakeholder; il rafforzamento della collaborazione tra il sistema pubblico della ricerca e le imprese, con il lancio di grandi progetti di partenariato.

Altro aspetto riguarda l’aumento degli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, con una semplificazione e razionalizzazione degli strumenti, anche attraverso l’aumento della domanda pubblica di innovazione; lo sviluppo di un approccio integrato dalla ricerca all’impresa e il supporto alle start-up; la partecipazione qualificata ai grandi progetti europei e l’aumento della competitività del settore.

Competenza e formazione sono essenziali e quindi tra gli obiettivi da raggiungere c’è la revisione della formazione medica e sanitaria a tutti i livelli per permettere l’utilizzo sostenibile e lo sviluppo dell’innovazione sanitaria e l’aumento dei dottorati industriali che favorendo l’inserimento in impresa e la mobilità dei giovani ricercatori, puntando ad una idonea formazione del personale.

Occorre quindi rivedere, per Confindustria, la governance del sistema salute nazionale, realizzando un vero e proprio contratto sociale nel quale priorità, obiettivi e attori devono rispondere a criteri di trasparenza, efficienza e sostenibilità. L’innovazione tecnologica non solo va implementata a livello industriale, ma va inserita nei percorsi di cura per arrivare al cittadino-paziente in tempi rapidi e in modo diffuso. Creando un modello che ci possa far trovare pronti in caso di altre crisi sanitarie. Nel campo dell’innovazione legata ai percorsi di cura vanno valorizzato gli IRCCS, che svolgono ricerca direttamente applicabile alle cure dei pazienti. Sono altresì fondamentali gli studi clinici e le sperimentazioni. E va formato, in modo imprescindibile, chi opera nel settore Scienze della vita.

La posta in gioco è rendere l’Italia sempre più protagonista delle tecnologie e non semplice utilizzatore per fornire risposte di qualità ad un bisogno fondamentale dei cittadini, come la salute. Il nostro paese, va sottolineato, non parte da zero. Abbiamo un sistema sanitario qualificato, grazie alla sinergia di ospedali pubblici e privati accreditati, un sistema di imprese ampio e competitivo. Il Pnrr può essere l’acceleratore per realizzare qual sistema integrato di cui l’Italia ha bisogno.