Skip to main content

Il Sole 24 Ore

Ricerca, investimenti in ripresa
Sinergie maggiori con l’industria

16 02 2022

Il Rapporto Cnr ha rilevato la crescita della spesa in ricerca in rapporto al Pil

Carrozza: «Il Pnrr occasione irripetibile per il Paese» Messa: «Lavorare insieme»

L’occasione del Pnrr per spingere la ricerca italiana. La spesa in R&S in rapporto al Pil è in lieve ripresa, 1,4, anche perché gli stanziamenti pubblici hanno smesso di ridursi, complessivamente il Pnrr destina alla ricerca e sviluppo 17 miliardi di euro, circa il 7,5 delle risorse totali. Ma occorre fare di più: il nostro paese contribuisce al bilancio per la ricerca comunitaria con il 2,5%, ma i finanziamenti che ritornano sono pari solo all’8,7 per cento. Ciò dipende dal fatto che i ricercatori in Italia sono meno che nei nostri partner europei, 6 su mille unità di lavoro, contro oltre 10 in Francia e Germania.

Bisogna anche aumentare il tasso di successo delle proposte, che nel nostro paese è pari all’8,6%, mentre in Germania, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi e Belgio si attesta tra il 14 e il 15 per cento. Abbiamo meno ricercatori, appena lo 0,5% degli italiani in età lavorativa ha in Italia il dottorato, contro l’1,2 della media Ue. E a sei anni dal titolo il reddito mensile è di circa mille euro inferiore ai colleghi di altri paesi, 1.679 in Italia contro 2.700 all’estero, con le donne ancora più penalizzate, con un divario salariale che è sui 300 euro. Donne che sono ancora indietro nello studio delle materie Stem.

Sono alcuni dati emersi ieri nella presentazione del Rapporto del Cnr sulla Ricerca e innovazione in Italia. «Il Pnrr è un’unica e probabilmente irripetibile occasione per instaurare un circolo virtuoso tra ricerca e innovazione, avviare progetti di sviluppo scientifico e tecnologico e nuove collaborazioni tra pubblico e privato», ha detto la presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza. La scatto del rafforzamento della ricerca italiana è possibile, all’interno dei fondi e delle riforme del Pnrr «se lavoriamo tutti insieme», ha sottolineato il ministro dell’Università e Ricerca, Maria Cristina Messa.

L’impegno delle imprese è stato confermato dal direttore di Confindustria, Francesca Mariotti: «bisogna aumentare gli investimenti pubblici destinati alla ricerca in una logica pluriennale. Ma al tempo stesso promuovere gli investimenti privati, potenziando gli strumenti fiscali e quelli a selezione, in una logica strutturale integrata, evitando di cambiare continuamente la normativa di riferimento, o peggio ancora, sospendere, come nel caso del patent box, le misure prima di una valutazione della loro efficacia». Si spende ancora poco nella ricerca pubblica: dai dati citati da Mariotti, riferiti al 2020, emerge che la spesa in Italia pro capite è 158 euro, contro una media dell’area euro di 263 e contro i 415 della Germania. In termini di pil ciò corrisponde allo 0,56, contro una media dell’area euro dello 0,8% e della Germania dell’1 per cento. Un dato che sostanzialmente è rimasto invariato negli ultimi 20 anni: era 0,50 nel 2000. Nello stesso periodo il contributo alla ricerca attivata dalle imprese è praticamente raddoppiato, passando dallo 0,5 del 2000 allo 0,94 del 2020, con una accelerazione, soprattutto durante l’ultimo decennio.

Non basta però per Mariotti aumentare il volume degli investimenti in ricerca: «occorre anche aumentare il loro ritorno e per farlo è fondamentale che ricerca pubblica e privata siano sinergiche», cosa che oggi non accade nella maggior parte dei casi.

Proprio per aumentare il ritorno degli investimenti per il ministro Messa il Pnrr deve agire in modo complementare alla legge di bilancio. La riforma dei dottorati, ha aggiunto, è fondamentale per dare al dottore di ricerca un ruolo «più ampio e che serva al paese».

Il tasso di occupazione dei dottori in ricerca è del 93,5%, ma meno della metà ritiene di sfruttare le conoscenze acquisite. La quota che trova lavoro nel privato è inferiore al 10% nell’industria e dell’8% nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. Per promuovere il dottorato industriale Confindustria e Cnr hanno elaborato una serie di iniziative.