Skip to main content

Il Sole 24 Ore

Più formazione per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro

09 02 2022

L’Italia sta vivendo un inverno demografico, con un livello di invecchiamento record nel panorama internazionale: nel 2020 l’età media della popolazione era di 46 anni, l’anno precedente 45,7. Una tendenza che va avanti da tempo, aggravata dalla pandemia, e che peggiora di pari passo con un andamento costante di bassa natalità. Guardando le proiezioni, nei prossimi anni sarà ancora peggio: se nel 2020 la popolazione under 35 rappresentava il 33,5% e gli over 65 sono il 23,2, nel 2040 ci sarà il sorpasso: 31% gli under 35, 32,2% gli over 65.

Più anziani e meno nascite: due fattori di squilibrio strutturali, che minano una delle condizioni principali per lo sviluppo economico e la sostenibilità dei nostri sistemi di welfare. E la strada per affrontare il problema è principalmente una: restituire ai giovani e alle donne un ruolo centrale per la crescita del paese, favorendo il loro ingresso nel mondo del lavoro. Con azioni adeguate sulla loro competenza, con interventi a sostegno della famiglia e sul welfare, come già accade in altri paesi europei.

A questo tema è dedicato il secondo volume della Rivista di Politica economica di Confindustria, che compie 110 anni ed è diretta da Stefano Manzocchi, prorettore per la Ricerca all’università Luiss. Rivista che nel 1993 ha vinto il premio dei Beni Culturali per il suo valore. “La deriva demografica. Popolazione, economia, società” è il titolo del volume (il primo, uscito a giugno 2021 è stato dedicato alla sostenibilità ambientale e all’innovazione), presentato ieri alla Luiss.

«Le università sono in prima linea, hanno un ruolo strategico. Per il paese e le giovani generazioni. Il nostro impegno è riattivare l’ascensore sociale, consentire ai giovani attraverso la formazione di individuare i percorsi per il proprio futuro. La rivista è una riflessione e un racconto sulla vita reale del paese, perché l’economia è la vita reale dell’Italia», ha detto il presidente Luiss, Vincenzo Boccia, aprendo il dibattito.

Dall’impegno dell’università a quello di Confindustria: «Per troppo tempo il mondo della formazione e quello del lavoro non si sono parlati perché se da una parte è vero che abbiamo un 30% di disoccupazione giovanile, dall’altra esiste un mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro per una carenza di competenze. Manca personale qualificato: 6 imprese su 10 cercano persone qualificate, il 30% non riesce a trovarlo», sono state le parole del vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli, intervenuto nelle conclusioni. «Come Confindustria – ha aggiunto – stiamo cercando di riallacciare quel dialogo. Puntiamo ad una riforma degli Its, ad aumentare il tasso di laureati, che ci vede agli ultimi posti in Europa. Serve una buona scuola per una buona occupabilità. Il ruolo delle donne è nevralgico, solo il 3% ha ruoli apicali. Dobbiamo spendere bene le risorse per garantire il welfare sociale e dare speranza alle giovani coppie. Il Pnrr è un’opportunità».

I giovani che non studiano e non lavorano in Italia sono il 23,3% della popolazione tra i 15 e i 29 anni, quasi un giovane su quattro. Per le donne, il tasso di occupazione è sceso nel 2020 al 49%, nel Sud al 32,5. Per le giovani è più allarmante, 33,5 per cento. Alla presentazione della Rivista hanno partecipato sia gli autori dei singoli capitoli, sia il presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan: le tendenze di lungo periodo, ha sottolineato l’ex ministro, devono diventare parte del dibattito di politica economica e vanno affrontate per evitare che diventino difficilmente reversibili. In questo, il piano Next Generation Eu è una indicazione su come collegare le scelte di breve periodo con quelle di lungo.